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CHIRURGIA ORALE NEL PICCOLO PAZIENTE DIVERSAMENTE ABILE

 

          La ragione principale che rende il piccolo paziente disabile, dal punto di vista Odontostomatologo – Chirurgico, un paziente “difficile”, per il quale il trattamento delle patologie orali non è sempre possibile o comunque molto spesso richiede l’assistenza di una struttura ospedaliera per il ricovero e consentire quindi l’utilizzo dell’anestesia generale, è da ricercare esclusivamente nel grado di collaborazione che si riesce ad ottenere.

Per definizione il paziente disabile, in campo Odontoiatrico, è colui che per malattie sistemiche o deficit psicofisici presenti, crea delle difficoltà operative e necessita pertanto di metodiche di approccio, tempi o modalità di intervento, diversi rispetto all’attività routinaria.

  • In base al grado di collaborazione del paziente possiamo classificare i piccoli pazienti diversamente abili in:

  • Pazienti collaboranti;

  • Pazienti con scarsa possibilità di collaborazione;

  • Pazienti non collaboranti;

 

          Per quanto concerne i Pazienti collaboranti la terapia Chirurgica è assimilabile a quella dell’utenza non affetta da deficit.

          Per quanto attiene i Pazienti diversamente abili con scarsa possibilità di collaborazione la terapia Chirurgica va eseguita a piccoli passi con una lunga preparazione degli stessi all’adattarsi dell’ambiente Odontoiatrico e della stima e della fiducia che gli stessi acquisiscono nei confronti degli operatori prima ovviamente dell’atto Chirurgico.

          Questi pazienti vanno preparati con una medicazione (sedazione) Pre – Chirurgica e molto spesso si ricorre anche alla Sedazione conscia.

          In ultimo nei pazienti diversamente abili non collaboranti qualunque atto pur banale non è realizzabile in maniera routinaria; tant’è vero che in ogni circostanza non è possibile nemmeno visitare il paziente il quale non si sottopone all’esecuzione delle indagini radiografiche (in particolare Rx OPT) per cui si è costretti a ricorrere alla narcosi ed eseguire atti chirurgici (bonifiche del cavo orale) semplicemente con una valutazione obiettiva intraorale con le ovvie conseguenze di non poter identificare patologie più gravi “occulte” come cisti, lesioni A.R., disodontiasi, inclusioni dentarie, eccetera.

          Persino la narcosi talune volte risulta essere difficile sia per le eventuali deformazioni delle prime vie aeree e sia per l’approccio alla pre – medicazione anestesiologica.

          Per ultimo non è da sottovalutare il fatto che i pazienti diversamente abili e non collaboranti non avendo la possibilità di riferire la sintomatologia non contribuiscono nella formulazione della diagnosi che fra l’altro è carente anche delle indagini radiografiche del caso.

          L’obiettivo del reparto di Chirurgia Orale dell’Università degli Studi di Bari, presso il quale afferiscono mediamente circa 700 pazienti diversamente abili annualmente, è quello di cercare di lenire le sofferenze ed i disagi che questa tipologia di pazienti quotidianamente è costretta a sopportare e consentire anche ai parenti o alle strutture vicine agli stessi di avere un punto di riferimento ove poter curare e soprattutto prevenire le patologie del cavo orale attraverso anche una banale detartrasi, le sigillature e la cura precoce della carie nei pazienti diversamente abili di più giovane età.

          Nel trattamento del paziente diversamente abile anche il chirurgo deve abbandonare tecniche e posizioni di lavoro routinarie per poter intervenire al meglio in base alle singole esigenze di ogni paziente oltre ad avere anche tanta disponibilità alla collaborazione.


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Cura dell'utenza speciale

 

 

 

Prof.ssa Gianna DIPALMA

 
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